GLI SCOMPARSI

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FRANCO CALZOLARI
GLI SCOMPARSI




UNO

Una comitiva di ragazzi di Gorizia, quasi tutti studenti liceali o universitari, amanti della vita all’aria aperta e del trekking, spesso si ritrovava, per organizzare escursioni, lungo gli impervi sentieri, che si snodano per le pendici dei rilievi montuosi che sovrastano la città, e lungo il confine che separa l’Italia dalla Slovenia.
Questi ragazzi, oltre al piacere di camminare in mezzo alla natura, cercavano di abbinare la loro passione per il trekking, a quella della ricerca di oggetti abbandonati o perduti dai soldati della grande guerra, con il preciso intento di arricchire il museo della loro città, con nuovi reperti.
Dopo un inverno gelido e un inizio di primavera piovoso, il mese di maggio del 2012, si presentò con giornate calde e soleggiate che invogliavano gli amanti dell’escursionismo e della natura, a uscire dal letargo invernale e dal periodo d’inattività, per intraprendere escursioni all’aria aperta, lungo i sentieri e i boschi della zona.
Per tutta la settimana, i ragazzi e le ragazze, si erano ritrovati, la sera dopo cena, al solito pub, per bere qualcosa assieme ma soprattutto per pianificare un’escursione sul monte Sabotino. Questo monte che è uno dei rilievi carsici più alti della zona, è una delle mete preferite da chi ama la natura. Lo splendido paesaggio che si presenta all’escursionista, una volta raggiunta la cima, è veramente superbo.
L’intento del gruppo, era di salire lungo i sentieri tortuosi, tracciati dagli amanti del trekking, per raggiungere la vetta del monte ma anche per dedicare una parte del tempo a loro disposizione a ricercare, in ciò che restava delle trincee o in mezzo alla vegetazione, qualche reperto risalente alle famose battaglie avvenute su quel monte e lungo il fiume Isonzo, durante la grande guerra.
Il venerdì sera, il gruppo disertò il solito pub per ritrovarsi a casa di Loris. Lui era il più anziano del gruppo e anche il più esperto del territorio, forse per questo motivo o per il carisma che esercitava sui suoi compagni, era stato eletto come loro leader indiscusso.
Loris conosceva molto bene la zona, di conseguenza era la persona più adatta a pianificare ogni dettaglio, necessario alla buona riuscita dell’escursione. Meticoloso com’era, prima di intraprendere un’uscita, controllava di persona ogni più piccolo dettaglio. La sera precedente aveva espresso il desiderio di controllare personalmente tutti gli zaini degli escursionisti, affinché fosse stato inserito tutto ciò, che riteneva necessario per la buona riuscita dell’escursione, che li avrebbe tenuti impegnati per l’intera giornata.    
Lo zaino che ognuno avrebbe portato sulle spalle doveva contenere almeno un paio di panini imbottiti, della frutta fresca e una borraccia d’acqua. Dovevano inoltre essere dotati di un rotolo di corda, necessaria per superare piccole asperità rocciose, da una torcia elettrica, nel caso in cui si fosse deciso di entrare in qualcuno dei tanti anfratti e piccole grotte carsiche, (anche queste usate come riparo durante le operazioni di guerra), da una piccozza e da alcuni chiodi da roccia.
Altro oggetto imprescindibile, che ogni escursionista doveva controllare che fosse in perfetta efficienza, era un cellulare con batteria di ricambio, indispensabile per rimanere in contatto fra loro, nel caso qualcuno si fosse smarrito o gli fosse successo qualche inconveniente. L’ultimo oggetto che doveva trovare posto nello zaino, era una bussola. Il percorso era stato studiato nei minimi particolari e prevedeva come meta finale il raggiungimento della cima del monte Sabotino.
Appena l’alba cominciò a colorare di rosa le formazioni carsiche del monte, i sette ragazzi, la cui età andava dai diciassette anni del più giovane, ai ventiquattro del più anziano, con i loro zaini sulle spalle, iniziarono la salita per l’erto sentiero.
Superata la prima parte del tragitto, abbastanza agevole, il sentiero divenne più stretto, perché le varie specie di arbusti, come piovre, stendevano i loro tentacoli, facendo scomparire a tratti il tracciato. La fitta vegetazione di sommacco, rovere e pino nero, sorta spontanea tra le formazioni rocciose, rendeva a tratti il percorso abbastanza difficoltoso e, se non si usava molta attenzione, in mezzo a quel groviglio di arbusti era facile smarrirsi.
Quando il gruppo raggiunse la prima delle tre piramidi erette dai soldati della grande guerra, al momento di dividersi, Loris, rinnovò la raccomandazione di usare la massima attenzione ai pericoli che il monte nascondeva e a costo di diventare pedante, raccomandò a tutti il rispetto degli orari. Per lui la puntualità era una delle cosce imprescindibili per la buona riuscita dell’escursione. Il ritardo anche di uno solo di loro, avrebbe potuto, rovinare, almeno in parte, l’esito dell’escursione.
Nei giorni precedenti, Loris aveva fatto fotocopie di una cartina del luogo, dove, erano segnati i punti più interessanti per la loro ricerca, ma che sarebbe anche servita, nel caso in cui qualcuno si fosse smarrito, a segnalare la sua posizione e ne consegnò una copia a ognuno.
Il gruppo si sparpagliò e ognuno prese una direzione diversa, in precedenza stabilita e segnata con un numero sulla cartina, per meglio controllare la zona circostante, nel preciso intento di trovare il maggior numero di oggetti possibile.
Trascorse le due ore stabilite, il primo a fare ritorno al posto di ritrovo fu Paolo, il più giovane dei sette ragazzi, stringendo tra le mani una gamella per il rancio, forse perduta da un soldato o forse volutamente gettata via, quando cessarono le ostilità.
Poi fu la volta di Igor, figlio di padre italiano e madre proveniente da Komen, un paese sloveno, situato appena al di là del confine con l’Italia, anche lui con un reperto risalente al conflitto. Si trattava di una baionetta, tutta arrugginita e poi giunsero tutti gli altri, tranne Loris.
Il gruppo aspettò una quindicina di minuti ma questo ritardo apparve subito strano a tutti. Non era per nulla normale, che fosse proprio lui a ritardare. Tutti sapevano quanto fosse intransigente e meticoloso per ciò che riguardava la puntualità.

CONTINUA


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